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“Rallegriamoci tutti nel Signore. Oggi la pace è scesa a noi dal cielo”

Scritto da Comunicazioni Sociali il 23/12/2015 in Eventi diocesani

Ricorro a queste parole della liturgia natalizia per salutare tutti voi fratelli e sorelle ed amici carissimi della nostra Chiesa ragusana, i cristiani di altre confessioni e gli ospiti venuti a visitare la nostra Città. A tutti un caloroso augurio di Buon Natale!

La manifestazione del Verbo di Dio nella carne non è riconosciuta da tutti, ma è apportatrice della luce vera a coloro che l’accolgono, rendendoli figli di Dio, non in virtù della carne o del sangue, ma per generazione divina. Il Vangelo non ci parla di un’idea astratta o di una intuizione poetica, ma di una persona concreta: Gesù Cristo. Egli è il Verbo fatto carne, il Figlio unigenito che rivela e comunica la presenza del Padre. E’una persona e per questo ne celebriamo la nascita. Anzi, è una persona viva e presente adesso e per questo la sua nascita non viene celebrata come un anniversario e una semplice memoria, ma come un compleanno di famiglia. Egli è nato, cresciuto, uscito in pubblico per il suo ministero, morto e risorto e ora rimane con noi per sempre: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Dunque non un’idea da richiamare alla mente, non un personaggio lontano del passato di cui si commemora l’anniversario, ma un vivente di cui si festeggia il compleanno. La liturgia va addirittura oltre. Osa affermare che Gesù Cristo continua a nascere oggi: “Oggi è nato per noi il Salvatore” (Sl 95); “Oggi la luce risplende su di noi”.

In realtà Cristo non è ancora nato interamente e continua a nascere. Egli è il capo di un corpo; capo della Chiesa e capo di tutta l’umanità. Tra il capo e il corpo l’unione è strettissima; una stessa vita passa dall’uno all’altro mediante la comunicazione dello Spirito Santo. Allora si può dire con San Leone Magno che “la nascita di Cristo segna l’inizio del popolo cristiano. Il natale del capo è il natale del corpo” (Discorso sul Natale, 6). E viceversa si può dire anche che Cristo continua a nascere ogni volta che uno diventa cristiano: “A quanti lo hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).

Angelo Silesio, un mistico tedesco, rivolge a ognuno di noi un ammonimento che fa pensare: “Se anche Cristo nascesse mille volte a Betlemme, ma non in te, tu saresti perduto per sempre” (Il pellegrino cherubico). Ebbene, Cristo nasce in noi mediante la fede. Credere è accogliere. Maria stessa ha concepito il Figlio di Dio prima con la sua fede e poi con il suo grembo materno.

Ravviviamo allora la nostra fede con la preghiera, la riflessione, il silenzio, l’apertura del cuore. Facciamo nostro l’atteggiamento di Maria che, anche dopo la nascita di Gesù, rimaneva abitualmente raccolta in religioso silenzio e, come nota l’evangelista, “serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19).

Abbiamo bisogno di fare un po’ di silenzio, per poter contemplare, adorare, stabilire un rapporto vivo con il Signore Gesù. Il quieto silenzio si addice al tempo di Natale sicuramente più del divertimento chiassoso. Ce lo ricorda suggestivamente il poeta David Maria Turoldo:

“Mentre il silenzio fasciava la terra

e la notte era a metà del suo corso,

tu sei disceso, o Verbo di Dio,

in solitudine e più alto silenzio …

E pure noi facciamo silenzio,

più che parole il silenzio lo canti,

il cuore ascolti quest’unico Verbo,

che ora parla con voce di uomo”.

 (Viviamo ogni anno l’attesa antica, 107)

Se Cristo, per la fede, nasce e vive in noi, noi nasciamo e viviamo in lui come figli di Dio e diventiamo uomini nuovi per un mondo nuovo. Accogliere Cristo è trovare la gioia, e la gioia dilata il cuore e lo rende generoso verso tutti. Dunque, l’uomo rigenerato in Cristo diventa un costruttore di pace nella famiglia, nella città, nella società Per avere un mondo migliore, occorrono certo idee, regole e istituzioni adeguate; ma la cosa più necessaria è cominciare a migliorare il nostro cuore e contribuire all’educazione di quello degli altri.

Più si vive insieme con Cristo e più si diventa consapevoli dei giusti rapporti da sviluppare.  Egli rinnova il nostro cuore, i nostri atteggiamenti, le nostre relazioni con le persone e con le cose. Ci rende capaci di migliorare gli ambienti dove operiamo e di contribuire al bene della società e alla pace.

Buon Natale a tutti, ed a ciascuno di voi il mio abbraccio paterno.