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Un 2015 nel segno dell'accoglienza per la Fondazione San Giovanni Battista

Scritto da il 28/12/2015

Stare vicini a chi viene da lontano. Non allontanare chi è a noi vicino. Imparare a sentirsi parte di una famiglia nuova, quella dell’umanità. La storia della Fondazione San Giovanni Battista è racchiusa in queste poche frasi. Un viaggio che parte dall’ormai lontano 1981 e che si dipana fino ad oggi in un percorso che si traduce in cinque progetti di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati facenti capo alla rete nazionale SPRAR, in un centro di prima accoglienza, in progetti formativi e culturali che coinvolgono numerosi talenti e offrono un buon impiego a tante persone.
“Giunti quasi al termine del 2015 – spiega Tonino Solarino, presidente della Fondazione San Giovanni Battista -  troviamo giusto presentare una sorta di rendiconto pubblico delle nostre attività”. 
Un bilancio che  vuole essere soprattutto un’occasione per raccontare una visione del mondo alternativa a quella che vede nello straniero un pericolo o un motivo di terrore.
“I recenti e drammatici fatti di cronaca – prosegue Solarino – non devono farci cedere alla paura né, tantomeno, spingerci a giudizi superficiali ed affrettati. Noi vogliamo e dobbiamo essere espressione della Chiesa e, dunque, vogliamo provare a dare forma e sostanza alle parole di Papa Francesco. Il nostro Pontefice afferma che dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, e in ogni caso, il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia. Senza dimenticare mai che la maggior parte dei migranti forzati si trova a richiedere asilo in Italia e in Europa perché spinta da una disperazione che nessun cristiano può ignorare”.
L’aiuto agli stranieri è solo una parte, per quanto significativa, dell’impegno della Fondazione. Ascoltare il grido d’aiuto di chi viene da lontano spinge ad una maggiore sensibilità verso chi è a noi vicino e, talvolta, vive nel silenzio il proprio disagio socio economico. Nel 2015 non sono mancati progetti di sostegno alla persona e alle varie forme di povertà, oltre alla presa in carico di persone indirizzate dal Tribunale e chiamate a svolgere lavori socialmente utili. Piccoli segnali che la Fondazione intende portare avanti anche in futuro.
L’anno che sta per terminare vede l’avvio di oltre 50 ragazzi impegnati nel servizio civile volontario, inseriti in progetti che coinvolgono varie parrocchie, centri di accoglienza e realtà diocesane. La Fondazione ha anche dato la possibilità a 6 giovani di fare una esperienza di lavoro tuttora in corso grazie alle misure previste da “Garanzia Giovani”.
Significativo anche il numero di volontari, provenienti da varie parti del mondo che supportano gli operatori dei progetti di accoglienza per migranti.
“Sono stati dieci i volontari locali – spiega Pinuccia Cavalieri, coordinatrice dei progetti Sprar - impegnati per diversi mesi in cinque centri. Altre otto persone hanno impiegato il loro tempo nel segno della gratuità provenienti soprattutto da alcune O.N.G del nord Italia. I volontari internazionali, infine, sono stati 58. Ogni tre settimane, a partire dal mese di Luglio 2015, hanno ruotato nei nostri centri da 6 a 10 volontari provenienti da tutto il mondo. Il progetto è stato portato avanti grazie all’accordo tra la Fondazione e la CVX internazionale. Tutte forme di collaborazione che qualificano il nostro impegno e dimostrano che la generosità non conosce davvero confini”.
La formazione di qualità è l’altro elemento che contraddistingue l’operato della Fondazione. La nascita di un Polo di alta formazione ha significato la messa in rete di competenze, esperienze e contatti tra le diverse realtà del territorio.
Il 2015 va in archivio con la consapevolezza di avere realizzato molto anche in ambito culturale, in particolar modo attraverso il Festival delle Relazioni, percorso iniziato ad aprile con la performance degli street art spagnoli e iblei nell'edificio di via Carducci e concluso a giugno con la Giornata del rifugiato in piazza San Giovanni. Nel mezzo concerti esclusivi con la direzione musicale di  Giovanni Caccamo, incontri con teologi come Vito Mancuso e Giovanni Salonia, studiosi e mistici di grande rilievo quali Mohsen Mouehli, Nisi Candido e Nello Dell'Agli.
Sono in programma per il 2016 ulteriori iniziative di rilievo: l'inaugurazione della Chiesa di Santa Agata; la prima edizione del master in Comunicazione sociale e mass media e la seconda edizione del master in Counselling in ambito interculturale.
Nel mese di giugno si terrà il secondo festival delle relazioni sul tema “Stranieri a noi stessi”. L'estate 2016 vedrà l'avvio di una summer school internazionale sui temi interculturali per 20 laureandi o giovani laureati.
Nei mesi estivi prenderà il via anche un progetto di solidarietà internazionale a favore del Madagascar, in gemellaggio con la Diocesi Ambanja.
A corollario di tutte queste attività, la Fondazione si propone di dare vita ad un progetto permanente di “Arte profuga” con laboratori di arti visive, musica etnica, danza e recitazione curati da talenti ragusani in collaborazione con personalità provenienti da varie parti del mondo.
“Quanto è stato realizzato in questo anno – conclude Solarino - sarebbe stato impossibile senza l’apporto delle istituzioni con le quali collaboriamo in un clima di reciproca fiducia, senza l’impegno di questo consiglio di amministrazione composto da professionisti di grande qualità e senza la generosità e la professionalità dei collaboratori della Fondazione”.